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L’importanza della Sceneggiatura nel Cinema

Scrivere per il cinema è un’operazione importante e complessa che negli ultimi anni ha avuto il giusto riconoscimento e la necessaria attenzione mediatica. Lo sceneggiatore è un personaggio chiave nella costruzione di un film, perché il suo ruolo costituisce il primo e fondamentale passo nella realizzazione di tutte le opere cinematografiche. Certamente, la fase della sceneggiatura è quella primaria ed è anche l’unica che abbia realmente qualcosa in comune con la letteratura e con il romanzo. La differenza sostanziale rispetto a questi ultimi, però, è nel fatto che la sceneggiatura non ha vita propria, ma è uno strumento di lavoro che il regista utilizzerà per la messa in scena. Fino agli anni Cinquanta, la redazione di una sceneggiatura era un processo collettivo che riguardava quattro o cinque persone, in taluni casi anche di più, come accadeva nei primi film di Alessandro Blasetti, per rimanere nel contesto italiano. Dagli anni Sessanta in poi, gli autori hanno cominciato a rivendicare l’importanza del proprio ruolo. Sono nati così una schiera di sceneggiatori, come Brancati, Flaiano, Soldati, Zavattini, che hanno firmato pellicole di successo e sono riusciti ad imporsi all’attenzione del pubblico e a diventare famosi come e più dei registi e degli attori. Una buona sceneggiatura, di solito, si riconosce da una solida struttura e da un impianto narrativo ben delineato. La prima e forse più importante regola da applicare a tutti i livelli la si può sintetizzare nel motto “Scrivi quello che vedi”: scrivere per immagini significa che, più che narrare, bisogna mostrare. Il linguaggio audiovisivo si avvale di informazioni che devono essere necessariamente filmate, per cui già in fase di scrittura dovremmo chiudere gli occhi e immaginare ciò che succede. Per arrivare alla sceneggiatura è importante seguire varie fasi: si parte dall’idea, a volte anche abbastanza grezza, la si discute, la si analizza e, se la si ritiene valida, la si sviluppa; si passa poi al soggetto, che è una descrizione breve e autonoma di cosa si vuole raccontare; quindi al trattamento, descrizione lunga e dettagliata del soggetto; si approda infine alla scaletta, elenco schematico di tutte le fasi narrative della storia. Solo a questo punto possiamo redigere la nostra sceneggiatura, che altro non è che un insieme di scene o meglio di unità drammatiche caratterizzate dal posizionamento della camera, dalla location e dal tempo. Ogni scena ha un titolo, una descrizione (le frasi a tutta pagina che descrivono le immagini che lo spettatore vedrà e i rumori che sentirà) e, nella colonna centrale, i dialoghi. Una buona scena è sempre costruita su una situazione conflittuale: una scena senza conflitto di norma è una scena priva di interesse. Durante il mio lavoro di docente di sceneggiatura, nella fase di composizione, di solito, porto i miei alunni a ragionare su possibili conflitti e soluzioni da applicare alla storia. I ragazzi durante le lezioni imparano a strutturare le scene e a scrivere i dialoghi, immaginando gli eventi portanti, le caratteristiche dei personaggi, i turning point e le ambientazioni. Oggi è più semplice accedere a una miriade di prodotti audiovisivi fruibili dalle numerose piattaforme streaming online, per cui alcuni schemi di racconto sono abbastanza naturali per loro. Serie tv di successo come Breaking Bad o La casa di carta sono esempi luminosi di intrecci narrativi ben riusciti, con il fine di tenere costantemente incollati gli spettatori allo schermo. Alla base di ogni narrazione, però, che sia una tragedia greca, un film o una serie tv, è possibile sempre riconoscere una suddivisione in tre atti. Ogni storia, infatti, anche se non sempre lo vediamo, è composta da un inizio, uno sviluppo e
una fine. Il primo atto è dedicato all’impostazione della storia, il secondo allo sviluppo della stessa e mostra il protagonista impegnato nell’affrontare uno o più ostacoli, il cui superamento è necessario per conseguire un certo obiettivo, il terzo atto è la risoluzione, positiva o negativa, del conflitto. Al di là di qualsiasi regola – che è comunque fondamentale conoscere, foss’anche per poterla infrangere – è necessario essere curiosi e creativi: il pubblico ormai ha una conoscenza approfondita del linguaggio audiovisivo ed è sempre più colto ed esigente, per cui bisogna aggiornarsi costantemente e continuare a studiare.

Pasquale Di Maria, regista e sceneggiatore